LOTUS #2: Elite e problemi negli USA

Riuscirà la benedizione di questo frate ad evitare la delaminazione della scocca di una Lotus Elite in gara alla Cividale – Castelmonte 1998?

Il fatto che la Lotus sia sempre stata sinonimo di innovazione è dovuto alle scelte geniali e all’avanguardia di Colin Chapman. Se dal punto di vista sportivo queste scelte di Chapman si rivelarono vincenti, sotto l’aspetto economico spesso portarono la Casa britannica sull’orlo del disastro. E’ il caso della rivoluzionaria Elite, una piccola coupé che invece di rappresentare quel successo commerciale che tutti a Hornsey – di lì a poco avverrà il trasferimento a Cheshunt – avevano sperato, si rivelò una continua emorragia di energie e denaro. Anche negli anni successivi, quando la maturità delle tecnologie avrebbe consentito di migliorare quell’esperienza, è raro incontrare vetture di serie ad alte prestazioni costruite interamente in plastica. Il risultato ottenuto da Chapman con l’obiettivo di tenere il peso ai minimi termini (solo 572 kg!) e di raggiungere una robustezza strutturale eccezionale fu senza dubbio brillante, ma anche le criticità emersero immediatamente. Questi inconvenienti in un certo senso erano stati messi in conto e potevano essere tollerabili, ma la situazione divenne drammatica quando la Elite sbarcò in quello che era uno dei mercati più ricchi e assetati di piccole sportive europee, gli USA. La scocca in vetroresina in particolare non sembrò gradire il violento sole californiano, che rese evidenti le differenti lavorazioni alle quali erano sottoposti la struttura principale (laminata con resina poliestere) e le parti mobili (laminate con resina epossidica). Ci vollero tempo e denaro per identificare il problema che rendeva cofani e portiere più scure del resto della carrozzeria e soprattutto per risolverlo. A questo si aggiungeva la congenita debolezza della zona attorno al differenziale – che era fissato alla scocca con quattro bulloni – che costrinse a un patchwork per rimediare alla difettosa laminazione soprattutto quando la costruzione delle scocche venne trasferita dalle piccola Maximar alla Bristol. Le alte temperature sviluppate dai freni all’uscita del differenziale, in una zona angusta priva di raffreddamento, contribuivano a disastrosi cedimenti. Come se non bastassero questi problemi tecnici, l’immagine della Lotus negli Stati Uniti in quegli anni fu definitivamente affondata dall’approssimazione nei tentativi di costituire una rete di vendita credibile, in gran parte affidata a Jay Chamberlain in California. Una volta risolte queste difficoltà il momento della Elite, nonostante i successi sportivi, era ormai sfumato.

Enrico Azzini per ruotenelventonetwork – riproduzione riservata

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