VIAGGIARE CON UN SACCHETTO DI CARTA IN TESTA

Molta gente viaggia con un sacchetto di carta in testa. Quelli che vogliono farsi una bella spaghettata davanti a una spiaggia tropicale, quelli che pensano che gli zombies siano stupidi, quelli che credono che i tartan siano un’antichissima tradizione, eccetera eccetera. C’è un personaggio che però lo fa veramente e con i buchi sugli occhi, un personaggio che compare rapidamente in uno dei racconti più divertenti di Stanley Elkin. Ne Il sangue degli Ashenden il ricco e privilegiato Brewster ha quasi tutto, ma gli manca l’amore vero, quello che porterà alla generazione di un erede e alla perpetuazione della dinastia. Troverà forse in Jane Loes Lipton – ormai divorata dal lupus e dalle fatiche della filantropia – la predestinata? mmhhhh… anzi: urm wrenff… Tra i suoi parenti comunque Brew annovera questo tipo singolare:

Lo zio Clifford credeva che le malattie colpissero solo chi si muoveva a una certa velocità esponendosi a una corrente d’aria. Perciò viaggiava sempre con un sacchetto di carta in testa, anche nell’automobile chiusa. Ma nel sacchetto ritagliava due buchi per gli occhi perchè, malgrado le sue idee strampalate, viaggiando gli piaceva guardare il paesaggio. (p. 52)

NON SOTTOVALUTATE LA POTENZA DI UN SACCHETTO DI CARTA IN TESTA!

Questo accessorio-moda-shabby-chic  diventa il simbolo di una saggezza oracolare in una serie di strisce di Peanuts, più o meno contemporanee ai racconti di Elkin (crisi del petrolio e sacchetti di carta in testa vanno di pari passo?). E’ solo in questo modo che Charlie Brown, in tutta una vita di frustrazioni, riesce ad ottenere rispetto.

L’edizione Einaudi a Il Sangue degli Ashenden aggiunge anche Condominio (l’opera originale – Searches and seizures, 1973 – prevedeva anche Il garante, non inserito), un’inquietante vicenda ereditaria. Il racconto si gioca su una di quelle atmosfere senza alcuna via d’uscita, nelle quali l’uomo comune si euforizza di fronte a qualche parziale resistenza ma poi capitola davanti al sistema. Se cercate un momento di assurda drammaticità teatrale interpretate davanti allo specchio il momento in cui nella camera ardente si scontrano il protagonista e la proprietà del condominio. Elkin qui riprende l’automobile quando la limousine delle onoranze funebri accompagna Marshall Preminger al cimitero.

Perciò, invece di conversare, egli cominciò a passare in rassegna i moderni accessori della Cadillac: aria condizionata, alzacristalli elettrico, accendisigari nascosto dietro un pannello a scatto nella porta al suo fianco. Sopra il sedile posteriore c’erano ben tre luci di cortesia. Curiosamente tutto quel lusso non ebbe altro effetto che ispirargli una bassa opinione di sè, perchè lo fece sentire incapace di prevedere il bisogno di quelle cose con la perspicacia di coloro che gliele avevano fornite senza nemmeno conoscerlo. Marshall non si riconosceva negli ideali pretenziosi rappresentati da quegli accessori. Queste sono le cose che la gente desidera, pensò, e si sentì depresso non solo perchè lui non le desiderava affatto, ma perchè non conosceva nessuno che le desiderasse. (p. 140)

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