L’EREMITA DELLA BAIA PICCOLA – seconda puntata

Foto di Alessandra Di Renzo – http://alessandradirenzo.wordpress.com/

La pirocorvetta aveva portato a termine la settimana precedente un lungo pattugliamento costiero in cerca di contrabbandieri. Un’operazione brillante che già era valsa al comandante Balthasar, appena approdato, un telegramma di congratulazioni del Re e del Ministero della Marina. Era stato recato al tenente di vascello dalle maggiori personalità della città, giunte al molo in un eccitato corteo. Stranamente, Balthasar aveva liquidato la solenne cerimonia con una indifferenza e una fretta inusuale. Tale comportamento, in un uomo solitamente cortese e affabile, non era passato inosservato, destando anche una certa preoccupazione. Questa fu rapidamente cancellata quando alcuni particolari della crociera si diffusero dai membri dell’equipaggio dell’Arylide alla popolazione di Tenpì attraverso la mediazione, non sempre assolutamente fedele, dei frequentatori delle taverne. Dopo aver depurato questi dettagli dalle inevitabili distorsioni, si riconobbe che certi episodi accaduti in quelle due settimane non avrebbero mai e poi mai, di questo potevano esserne certi, segnare in profondità un carattere forte e audace come quello del tenente di vascello Balthasar, ma che certo potevano lasciare un’ombra sul suo volto da dio fenicio, incorniciato da riccioli neri, e un leggero tremore nei suoi polpacci che scendevano dritti alle caviglie senza alcuna tornitura, simili in tutto e per tutto a quelli degli eroi classici. In realtà per Balthasar, al contrario della suggestione popolare, la missione si era svolta secondo le previsioni della vigilia; intendendo non gli obiettivi del Comando, che pure erano stati raggiunti, ma i suoi calcoli più intimi, maturati nelle interminabili guardie della sua lunga vita di marinaio, o forse anche prima. Non aveva provato alcuna emozione quando una goletta non si era arrestata prima all’ordine dei segnali ottici e poi a un colpo di avvertimento sparato a una cinquantina di metri dalla prua. Allorala Arylideaveva accostato a tutto vapore, speronandola con precisione tra i due alberi. Aveva osservato gli uomini schizzare in acqua per la violenza della collisione e poi delle donne arrampicarsi sulla coperta spezzata, urlando di terrore. Le condizioni del mare, e le conseguenti difficoltà di manovrare convenientemente, avevano permesso il recupero solo di pochi naufraghi. Le stazioni costiere, parecchi giorni dopo il ritorno di Balthasar a Tenpì, trasmettevano ancora brevi messaggi sul ritrovamento di cadaveri di donne e bambini sulle spiagge, o incastrati tra gli scogli di Capo Colonna. Il comandante non ne era rimasto impressionato, anzi. Valutava l’episodio come qualcosa di ineluttabile per coloro che si trovavano a bordo della goletta e la sua condotta perfettamente adeguata alla situazione, a cui nulla togliere o aggiungere, un meccanismo messo in moto dall’addestramento, dal suo giudizio e sul quale non c’era più bisogno di intervenire. C’era stato addirittura un istante, quello nel quale la prua della pirocorvetta sospesa e immobile, almeno nella sua percezione del momento, al di sopra della battagliola della goletta, che un lampo gli era balenato all’interno del cranio. Si trattò veramente di un istante, brevissimo, una frazione infinitesimale di secondo, interrotto dallo schianto dell’acciaio sul legno. Pensò più tardi, nell’intimità della sua cabina, che quell’episodio così tragico non potesse essere considerato definitivo o isolato, come sarebbe apparso a uno spettatore esterno e come sarebbe rivissuto nei racconti che, più tardi, ne avrebbe fatto la gente. Ma era il convergere di tante vite, esperienze, oggetti, materiali, ognuno dei quali, a prescindere dal suo livello di coscienza, non avrebbe mai potuto sospettare una conclusione simile, o non sarebbe mai esistito o si sarebbe dato pena per farlo. Qualcuno avrebbe potuto analizzare ponderatamente ogni elemento – la donna con il fazzoletto giallo al collo che si abbandonava senza tentare alcun movimento e lentamente scompariva tra le onde, il ragazzo con un occhio spalancato dalla disperazione e l’altro indistinto, forse assente, in un grumo di carne e sangue – e trarne dei principi generali. Solo che non era questo che gli aveva fatto intuire quel bagliore nella testa e, moderatamente bisognoso di riposo, si addormentò.

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