TOM WOLFE – RADICAL CHIC

TOM WOLFE - RADICAL CHIC

E finalmente ci siamo levati lo sfizio di sapere cosa è RADICAL CHIC. No, perché non vorrei che uno facesse la fine di quello che infila qua e là l’espressione NON LUOGO a sproposito, senza mai aver letto Augé. Il pezzo è stata pubblicato nel ’70 e francamente è piuttosto noioso. Da una parte c’è un Tom Wolfe che con acquisita maturità si astiene da continuare a fare il regazzino com’era accaduto con le opere precedenti molto a macuba. Dall’altra parte c’è un Tom Wolfe che mi muove a disagio nella CLASSE alla quale appartiene: fornendoci tuttavia elementi interessanti per definire la dinamica radical chic. C’è un costante movimento di Vecchia Società e Nuova Società che scuote la giovane Nazione Americana e che ha la sua ragion di esistere nell’essere antiborghese: un obiettivo che si persegue in due modi: facendo gli aristocratici o assumendo modi di Sinistra per scalzare la rispettabile decenza borghese. Il piede di porco che capita, capita: nel volgere di pochi mesi (siamo nella seconda metà del 1969) la Bella Gente conosce i raccoglitori di uva californiani (i primi) e poi una cascatella di Indiani, Amici della Terra, ecc ecc. Finché non si arriva ai Black Panther nell’appartamento di Leonard Bernstein, il compositore, con tutta la faccenda che ne segue, una faccenda sostanzialmente legata alla stampa (a occhio, per darci un taglio, alla faccenda). Esiste comunque un elemento assolutamente radicale: al contrario di altre iniziative dedicate al progresso sociale e civile questi contributi NON SONO FISCALMENTE DETRAIBILI.

Ma a spartire le pagine di Radical Chic troviamo un pezzo ben più interessante, dove Wolfe si muove a maggior agio e che basterebbe il titolo. Anzi, uno dovrebbe leggere il titolo, vedere cosa gli viene in mente per un paio di giorni e poi leggere il pezzo se gli va. Si tratta di MAU-MAUIZZANDO I PARAPALLE, in inglese Mau-Mauing the Flak Catchers. Dall’Upper East Side di NY ci spostiamo in una San Francisco che dispone di fondi consistenti per migliorare il tenore di vita dei ghetti, in genere non caucasici. Come distribuirli questi contributi del kennedyano “programma povertà”? Ci si presenta in gruppetto con la camminata ciondolante davanti al Burocrate Bianco come portatori di qualche pseudorappresentanza del quartiere che il Burocrate Bianco vuole redimere e si maumauizza, teatrando un filo intimidatori e ottenendo – che so? – le sovvenzioni per tot inutili lavori estivi. Il Burocrate Bianco dopo la strizza – suscitata non solo dalla camminata ciondolante circondante virile superiore Willie the Pimp Nero ma a volte e in particolar modo dal tipico bastone scolpito samoano, sono queste le schegge di contraerea che il funzionario deve parare al Sindaco – si sente sollevato, crede di aver trovato un leader di riferimento, finché non ne spuntano altre mille per maumauizzare e ottenere altri fondi.

Chi è insomma Tom Wolfe? E qual è la sua funzione? E’ altro oppure è solo un autore rappresentativo del Sistema che sotto sotto insinua che non ci si deve mischiare con l’Altro per mantenere inalterato lo stesso Eterno Sistema? E’ proprio vero che è inutile cercare di rendersi ridicoli cercando di capire cose che non sono tue? Che insomma non puoi essere con la gente se non è la tua gente? Ma che sappia impareggiabilmente scrivere basta?

TOM WOLFE (traduzione di Tiziana Lo Porto) – RADICAL CHIC – Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto – Castelvecchi, Roma 2005

Enrico Azzini per ruotenelventonetwork

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