AFFETTO E LETTERE DI CARLO EMILIO GADDA ANCHE SENZA LETTERE DI CARLO EMILIO GADDA

GADDA LETTERE A UNA GENTILE SIGNORA

Carlo Emilio Gadda è un piacere anche se non c’è: tra coloro che lo stimano e che intrattennero rapporti di vario tipo ci sono persone tra le più brillanti e acute del Novecento.

Scrive per esempio Giuseppe Pontiggia nell’introduzione a Lettere a una Gentile Signora:

Le tre componenti – illeggiadrimento di una barbaricità longobarda, rimozione dell’insofferenza e disponibilità intermittente – convergono nella gentilezza di Gadda. l’imperativo economico del massimo risultato con il minimo sforzo gli addita i luoghi comuni della devozione verbale e della semplificazione conciliante. Questo repertorio di profferte e di scuse, di rendimenti di grazie e di promesse aleatorie è un inventario di buone maniere che Gadda rispetta sulla pagina, perché così può eluderle nella realtà. Come tutti i grandi roditori del mondo borghese, se ne nutre mentre continua a scavarlo e cerca di non essere coinvolto nei cedimenti che provoca. Il conformismo maniacale che si scopre nella esistenza degli eversori e che delude le anime pie della rivoluzione non è soltanto eredità inevitabile di quell’educazione contro cui lottiamo – almeno nei casi migliori – tutta la vita: ma cela anche l’aspirazione legittima a risparmiare le energie per una gerarchia di scopi, a lavorare in pace alla guerra.(1)

Pezzo che rivela, oltre alla nitida chiarezza, una qualche nostalgia di quando le parole esprimevano un concetto ragionevolmente univoco, di quando gli autori indossavano completo e cravatta, di quando esistevano le Collane e le Riviste, di quando si poteva reclamare per sé un incondizionato impegno civile, di quando NON si cercava l’attenzione dei media (allora sinonimo di cose a stampa), di quando si potevano ostinatamente vantare fallimenti e debolezze, non sempre, per onestà intellettuale, ascrivibili all’ambienza:

Vivacchiamo così tra noie ed espedienti, respingendo la verità e la necessità. Perché? Non sono forse passati degli anni senza una pagina? Perché andavo ad ogni inezia, a pagar la tassa, a ordinare il vestito, a far risuolare le scarpe, trascurando il ‘compito’, l’unico e il più gradito? Se anche angoscioso. Ho vergogna di me. Il tempo si è dissolto.(2)

E siamo solo al 27 giugno 1938…

Ma è come se la solidarietà letteraria richiedesse una maggior dignità di quella amicale, tanto che la geremiade delle sue patologie – almeno fino al ’50 – si snocciola con la Rodocanachi e il compagno di guerra e di prigionia Bonaventura Tecchi (3) ma meno con Contini.

GADDA A UN AMICO FRATERNO

Le lettere sono rivelatrici di un profondo e sincero e divertito affetto per la sua persona tutta, anche per le sue stravaganze (4) e appaiono lontane dall’approccio banale o addirittura spregiudicato che invece si manifesta in alcune delle interviste citate in Per favore, mi lasci nell’ombra (5). Come se avessero travalicato quel limite di capacità di cui lo stesso Gadda parlava a Contini

Sono stato invitato, con Bonsanti, al <<Giornale d’Italia>>: ma ancora non ho inviato nulla: mi trovo (massimo 1 colonna!) nelle condizioni di un cavallo che fosse invitato a far pipì in un bicchierino da liquore. (6)

per un ulteriore e doloso spacciarlo per il cognac dell’Imperatore.

GADDA LETTERE A GIANFRANCO CONTINI

(1) Lettere a una Gentile Signora, Adelphi, Milano 1983, p. 14.

(2) Ibidem, p. 76.

(3) A un amico fraterno, Garzanti, Milano 1984.

(4) Vedi per esempio l’esilarante e contagiosa faccenda della camicia romana narrata da Roberto Bazlen, Lettere a una Gentile Signora, p. 28.

(5) Per favore, mi lasci nell’ombra, Adelphi, Milano, 1993; vedi le interviste, entrambe a firma di Giuseppe Grieco, pubblicate su Grazia (6 novembre 1960, nota a p. 260, con legittime accuse di violenza confidate al cugino Gadda Conti) e Gente (14 maggio 1969, n. p. 277). Degli intervistatori nella raccolta (tra i quali troviamo anche Moravia, Maraini e Arbasino che va per i fatti suoi) manifestano la maggior comprensione e simpatia Andrea Barbato (L’Espresso) e Cesare Garboli (La Fiera letteraria).

(6) Lettere a Gianfranco Contini, Garzanti, Milano 1988, p. 49.

Oltre alla biografia del fratello bello, spensierato e aviatore, Enrico Azzini ha già pubblicato intorno a Gadda COLLOQUIO TRA UN ALTO UFFICIALE DELL’AERONAUTICA E IL FRATELLO SCRITTORE.

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