Il ‘mio’ GADDA: padri, madri, zie – e una E. – CARLO EMILIO GADDA E ARNALDO LIBERATI

IL MIO GADDA RECENSIONE 01

Una espressione pressoché immutabile (soprattutto in giovane età, con baffetti: in auto con Ambrogio Gobbi (1); con il fratello e altri ufficiali, voltato da tutt’altra parte, buffissimo; la testa affiorante dalla trincea) non ci consente di gettare gran luce sul pensiero che si muove dietro le pose di Carlo Emilio Gadda. Se ci è stata lasciata una minima libertà di manovra, questa potrebbe timidamente consentirci di interpretare un’immagine del 1970 scattata su un balcone di una Roma che allora era ancora tutta campagna. Gadda, il bambino che è accanto a lui sembra quasi che lo introduca, con una spinta delicata del corpo ingombrante, a chi tiene alle sue cose, e lo presenti proprio, esattamente, come suo erede.

Il libro è frutto di un lavoro faticoso, ma non solo per le ore di ricerche – insieme a Raffaella – strappate ad un lavoro “normale” o per il dettagliato catalogo della più vasta porzione della biblioteca gaddiana. L’interesse di Arnaldo Liberati – oggi custode di tutti i documenti e gli oggetti lasciati dallo scrittore a sua zia Giuseppina, domestica e tuttofare dal 1961 alla morte nel ’73 – per Gadda è deflagrato solo negli ultimi cinque (5) anni: per cui aveva da rimettersi a pari con un materiale (solo la corrispondenza riguarda 5700 pezzi) ed un sottofondo che schiaccia anche chi il narratore lombardo lo studia, e per professione, da sempre. Ma è faticoso soprattutto perché come tutte le trasmissioni ereditarie reali o capitate, pone bruscamente il problema del rapporto di sé con gli ascendenti diretti o accidentali. In questo caso è il padre di Liberati ad assumere un ruolo centrale, con un lavoro di scavarsi addosso che non tutti avrebbero avuto il coraggio di fare.

IL MIO GADDA RECENSIONE 2

Il Gadda che questo volume mette più a nudo è però l’altro, Enrico. Nella premessa di Emilio Manzotti il fratello minore di Carlo Emilio merita una breve analisi del testo per una lettera – quella del 12 settembre 1916, si trovava a Cascina Costa per la fase iniziale dell’addestramento in aviazione – che è un capolavoro ricco di invenzioni e di riferimenti. Le capacità di Enrico sono diffuse e onnipresenti, tanto da farci sperare che venga presto pubblicata un’analisi che ficchi il naso anche al di fuori dai confini della corrispondenza. Impossibilitato ad allungare le zampe nel “tetraedro di tela”, Enrico procede sullo stesso binario di tutta quella geometrizzazione della realtà che sarà uno dei tratti distintivi di tutta la narrativa gaddiana.

Inesauribile fonte di metafore, la geometria risponde in Gadda (per una contraddizione che è solo apparente) a un’esigenza di naturalistica esattezza: essa serve a esprimere, in parole e immagini, il fondamentale ‘parallelepipedismo del mondo reale’ .(2)

A parte le sorprese che potranno ancora scaturire da una scrittura interrotta a soli 21 anni dall’incidente di San Pietro in Gu, Enrico conferma tutta la sua esuberanza e la cinica spregiudicatezza del vero combattente, con forti tracce di arditismo marinettiano. La corrispondenza pubblicata qui per la prima volta ripropone inoltre quella varietà di registri in base alla presunta sensibilità assegnata dal mittente al destinatario comune ad entrambi i fratelli, con quel gioco di esagerazione dell’inezia o di riduzione della tragedia che fa scrivere a Carlo Emilio prigioniero a Rastatt queste rassicuranti parole per la madre

Nessun pericolo mi minaccia; solo qualche passeggero disagio.(3)

Che nel Giornale, due giorni prima, chiamalo passeggero disagio…

Vita durissima, squallida, senza rimedio e senza speranze.(4)

Un volume che rappresenta ancora un passo verso la comprensione – probabilmente ancora lontana – dell’universo gaddiano, con foto inedite relative soprattutto alla Grande Guerra e il colpo di teatro – sempre cherchez la femme – della E. che l’autore ha trovato come destinataria della prolungata generosità di quello che per lui è stato il “quinto nonno”.

(1) Questa fotografia si trova in Carte recuperate dal Fondo Carlo Emilio Gadda, a cura di Paola Italia, Settegiorni Editore, Pistoia 2003; quelle citate successivamente sono nel volume di Liberati.

(2) G. C. Roscioni, La disarmonia prestabilita, Einaudi, Torino, 1968, p. 16.

(3) Il ‘mio’ Gadda, p. 110.

(4) Carlo Emilio Gadda, Giornale di guerra e di prigionia, Garzanti, Milano 2012, p. 246.

ARNALDO LIBERATIIl ‘mio’ GADDA: padri, madri, zie – e una E. – Edizioni Stimmgraf, Verona 2014

ENRICO AZZINI per ruotenelventonetwork

Annunci

Informazioni su ruotenelvento

Writing about all the things moving-running-sliding-sailing-flying-better-without-a-sound
Questa voce è stata pubblicata in arnaldo liberati, carlo emilio gadda, futurismo e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il ‘mio’ GADDA: padri, madri, zie – e una E. – CARLO EMILIO GADDA E ARNALDO LIBERATI

  1. Pingback: ENRICO AZZINI – RECENSIONI 2009 – 2015 | ruotenelventonetwork

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...