MURAKAMI HARUKI: L’ARTE DI CORRERE E LA FACCIA TOSTA DI SCRIVERE UNA RECENSIONE

COME SCRIVERE UNA RECENSIONE

Perfettamente a suo agio per esempio con Stupidi giocattoli di legno di Flavio Pintarelli, ecco che ruotenelvento (pettorale n. 55) cerca di recuperare terreno ed essere in grado di scrivere una recensione anche sulla corsa. Come ha insegnato il new journalism, si può scrivere solo stando dentro la cosa e nel caso di una recensione di un’opera letteraria starci dentro è uno sforzo al quadrato perché significa stare dentro alla scrittura ma anche al suo oggetto.

Un ex collega con aspirazioni intellettuali elevate – riempiva il tascapane di foglietti con “poesie brevi” – e molto spaccapalle aveva il vizio di rovesciare definizioni. Sapevamo che era andato a vedere Tutto su mia madre di Almodovar. La mattina dopo gli chiedemmo com’era il film.

Mmh. Sì… bello… però io lo avrei intitolato Tutto su mio padre.

Il tipo mi è tornato in mente leggendo L’arte di correre. Dal momento che – nonostante l’insopportabile numero di scrittori/pro capite – ci siano più fanatici del jogging che della creazione narrativa è giusto così, ognuno percepisce la realtà per la categoria che riconosce: come dicono, se sei una chiave del 13 ogni cosa ti sembrerà un dado del 13: quindi chi scrive potrebbe legittimamente intitolarlo L’arte di scrivere perché accanto all’attività di svago si descrive anche la più celebrata attività produttiva.

POTREBBE UN EVENTUALE RECENSORE CHE VA IN SKATE ESSERE NEGATIVAMENTE INFLUENZATO DA UNO SCRITTORE CHE PARLA MALE DELLO SKATE?

Quando la recensione potrebbe scriverla uno skater un’affermazione come

C’è (…) chi si diverte ad andare sullo skateboard (cosa ci sia di divertente in quel terrificante arnese, a essere sincero non l’ho mai capito).

può influenzare il giudizio complessivo? Certo.

Chi pratica sport si riconoscerà in molti passaggi descritti da Murakami, per quanto magari non sarà arrivato ai livelli dell’artista giapponese. Che nonostante la modestia è sempre un atleta che ha portato al termine una 100 km. È proprio nella descrizione di questa gara che troviamo le pagine più interessanti con addirittura tracce di ironia biomarxista (il comitato rivoluzionario dei muscoli).

L’opera è tuttavia ricca di banalità, come ci si aspetta da qualsiasi libro motivazionale:

Spingere il proprio corpo fino al limite estremo è importante, ma se lo si oltrepassa, si finisce col perdere in un colpo tutto quanto. (p. 75)
o
Non sono una persona. Sono una pura e semplice macchina. E visto che sono una macchina, non ho bisogno di sentire proprio nulla. Devo solo andare avanti. (p. 99)
o
Per assimilare veramente una cosa, nella maggior parte dei casi è necessario un dolore fisico. (p. 125)
o
Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. (p. 149)

E infatti nel genere motivazionale il libro è efficace. Talmente efficace che il recensore dopo la lettura ha ricominciato a programmare l’attività fisica per la soddisfazione di segnare sul calendario progressi, disciplina e amor proprio. Quindi del buono c’è e sarebbe ingiusto esprimersi negativamente solo dopo aver letto questo volume, perciò mi procurerò La ragazza dello sputnik perché dovrebbe esserci lo sputnik ma poi sento dire che che non c’è nessuno sputnik allora inutile prenderlo no? Forse meglio 1Q84 che comincio a leggere in pineta e

POTREBBE UNA RECENSIONE ESSERE INFLUENZATA DAL LUOGO DI LETTURA?

in realtà stavo tornando a casa ma accanto ad un albero c’erano dei ragazzi che duellavano con delle grosse spade medievali e allora ho pensato di fermarmi ma poi fa niente e ho ripreso a pedalare solo che duecento metri dopo nell’ombra del viale centrale ho scorto un tipo con la barba che portava uno scudo medievale e allora sono tornato indietro mentre dicevo a me stesso ma guarda un po’ che cazzo succede nella pineta dietro casa mia quando non ammazzano marchettari o clienti parrucchieri e mi sono seduto su una panchina libera proprio di fronte a questi tre ragazzi e una ragazza che però non le piaceva molto il ruolo di regina finché non le hanno assegnato quello di imperatrice e lei ha detto che ora si sentiva molto meglio intanto gli altri continuavano a darsi delle gran spadate di solito con un colpo prevedibile dall’alto al basso ma poi roteando l’elsa nella mano tiravano fuori qualcosa come un fendente più insidioso e io andavo avanti a leggere che pisello verde scendeva una scala d’emergenza sulla tangenziale di Tōkiō e che le cose sono diverse da come appaiono

e

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Writing about all the things moving-running-sliding-sailing-flying-better-without-a-sound
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