L’ARSENALE ITALIANO NEL GIORNALE DI GUERRA E DI PRIGIONIA DI C. E. GADDA – prima parte: LA MITRAGLIATRICE SAINT ETIENNE 1907

Allo scoppio della Grande Guerra uno dei settori nei quali l’Italia poco si era adeguata alle caratteristiche di un conflitto moderno era quello delle mitragliatrici. Mentre proseguiva lo sviluppo di modelli nazionali, ecco che vennero acquistati in buon numero diversi modelli stranieri, sia inglesi, con la Maxim-Vickers con calibro ridotto dai 7,65 mm originali ai 6,5 standard del Regio Esercito, che francesi, con la Hotchkiss e la Saint Etienne, entrambe 8 mm Lebel (8 x 50). Già dall’aspetto la Saint Etienne ha qualcosa che punge, soprattutto se dotata del cacheflamme. La sensibilità meccanica di Marinetti non poteva esserne immune, tanto dal cantarla in L’Alcova d’acciaio e facendone “la leggendaria Dama al balcone della brigata Casale”:

Ricordo di aver per il primo nella mia Battaglia di Tripoli paragonato la mitragliatrice a una donna seducentissima perfida capricciosa e crudele con la sua lucente cintura di cartucce. Trovo ora che l’immagine è precisa, specialmente se si tratta di caratterizzare queste nostre mitragliatrici ‘S. Etienne’ vendute dalla Francia all’Italia, più parigine e più femminili di ogni altra mitragliatrice, più passionali e più perfide. (1)

Se invece se ne analizza la meccanica è necessario pensare che quando si introduce un nuovo e rivoluzionario strumento si assiste ad una deflagrazione in tutte le direzioni: si esplorano tutte le possibilità compatibili con la tecnologia. Solo dieci anni dopo molte delle soluzioni adottate risulteranno incomprensibili o addirittura stravaganti. Succede con il motore d’aereo più diffuso dell’epoca – il rotativo – e accade anche con molte armi automatiche, i due dispositivi che hanno cambiato il volto della guerra del Novecento. I contemporanei, meri utilizzatori, sono gli unici a non farsi troppe domande.

Forse verso nessuna altra arma che non fosse la Saint Etienne poteva convergere Carlo Emilio Gadda, che comandò prima una Sezione e poi una Compagnia Mitragliatrici fino al tragico epilogo (per molte certe sue aspirazioni in firma di Duca di Sant’Aquila, non per la Patria, che risorse) di Caporetto. L’originale meccanismo interno deve aver suscitato il suo l’interesse, anche se la complessità la rendeva facile all’inceppamento. Era tuttavia unico, con un asta di armamento che al contrario di tutte le altre mitragliatrici si muoveva in avanti invece che indietro, e poi rovesciava la necessità incameratrice dell’otturatore con un pignone e cremagliera. Non una solida giustificazione tecnica in realtà, ma lo scavalcamento di un brevetto che perfettamente si innestava sul modello dal quale la Saint Etienne deriva in maniera assolutamente diretta, la Puteaux 1905. L’alimentazione era inizialmente a clip metalliche da 25 colpi, un elemento che contraddistinguerà le armi francesi e anche italiane differenziandole dalla preferenza britannica e tedesca per i nastri in tela, più sensibili all’umidità. Sì, infilati nelle lastrine i proiettili, l’insieme dà del pettine. I nastri in tela arriveranno in servizio più tardi, senz’altro disponibili nell’ottobre del ’17 (2). Si parlò anche, sul modello francese, di una standardizzazione del calibro:

Ancora dice la circolare che nei parchi d’armata vi è un quantitativo di armi di riserva nella misura di una per ogni reparto: e ancora che si pensa a sostituire il calibro Lebel delle 1907 F (S. Etienne) col calibro mm. 6,5 del 91 nostro. (3)

Elemento assolutamente unico della mitragliatrice pesante Saint Etienne era il parafiamma. Si componeva di un involucro a forma di mantice con un gonnellino nella parte inferiore. Ingaggiato sul grilletto si trovava poi il regolatore idraulico che poteva  cadenza di tiro dai 600 a pochi colpi al minuto. In una guerra dove occorreva lavorare duramente la montagna per preparare difese ed attacchi, Gadda ne rilevò l’utilità nei noiosi tiri di disturbo.

E Gonzalo nella sua immaginazione l’ha conservata, nella cassa che ha riportato dalla guerra, ottimisticamente alleggerita (la Saint Etienne 1907 pesava da sola circa 26 chili, altrettanti l’indispensabile affusto), pronta a ristabilire il (suo, cioè di lui proprio) principio etico tra i Proci che banchettano approfittando della generosità della madre:

Eccola! Estraeva dall’astuccio la leggera mitraglia, ne riprovava a vuoto il congegno…. Tutto era lucido, come allora, ingrassato ogni dente, ogni nottolino, come allora…. la vasellina pareva pennellata da jeri. Ecco il caricamento e il ricupero: funzionavano? oh! se funzionavano! Tatràc, la molla! il gancio. Come sulla spalla del monte. I caricatori eran lucidi, con acute punte, come pettini, come quando se ne insigniva il terriccio rosso, alla caponiera del Faiti: o nel mezzogiorno senza trincere, pronti, dentro il fetore, tra le scaglie del sasso, a cinque minuti dalla risposta.

Scendeva: le scale di casa sua, scendeva. La sala era piena di gaglioffi. Si piazzava allora sul terrazzo, ritto, a gambe larghe sul terrazzo di casa sua, con la pistola a mitraglia, come tenesse un bel mandolino, da grattarlo! da grattarlo ben bene, quel mandolino. Tatràc: la molla, il nottolino, il gancio. Un caricatore lucido, un pettine. La canna del mandolino infilava la sala. Oh! che bella romanza, che manduline, checcanzuna, che marechiare, nella casa liberata! disinfettata! (4)

Le componenti principali del meccanismo della Saint Etienne 1907 con il complesso blocco otturatore, il pignone (con relativa camma di chiusura), la cremagliera, la leva di scatto e quella che agiva sul percussore. Si tratta di una replica realizzata dall’autore.

(1) L’alcova d’acciaio, Vallecchi, Firenze 2004, p. 35

(2) GGP, Garzanti, Milano 2002, p. 274.

(3) Ibidem, p 138, alla data del 18 luglio 1916.

(4) Cognizione, Einaudi, Torino 1987,  p. 434 e sg.

Questa parte dedicata alla mitragliatrice Saint Etienne è un breve estratto da L’ARSENALE ITALIANO NEL GIORNALE DI GUERRA E DI PRIGIONIA di Enrico Azzini, già autore di IL TENENTE PILOTA ENRICO GADDA – BREVE VITA DEL GADDA BELLO, SPENSIERATO E AVIATORE (2014, IBN Editore)

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