MATURE SEX KAMIKAZE – seconda parte

Ruggero Rovan, Sorriso, Museo Revoltella, Trieste (foto Azzini)

Non le veniva in mente nulla di particolarmente osceno, ma nemmeno di banalmente memorabile. Invece la sera precedente si erano trovati entrambi stanchi e guardare la televisione giocando prigramente a backgammon e la sera prima, la sera prima no, non avevano dormito insieme, nonostante fosse lunedì, perché il fine settimana lei aveva dovuto stare con il figlio e così non si ricordava l’ultima volta che avevano fatto l’amore. La travolse il panico, sentiva il cuore che accelerava, prima che arrivasse il weekend lo avevano fatto ma non ricordava i dettagli. E gli anni, soprattutto, che si consumavano come le energie. Il cuore accelerò ancora quando le tornò il pensiero che una coppia significa anche delegare e distribuire – lui non aveva figli, ma era certa che si sarebbe occupata del suo con premurosa coscienza – e che l’ultima volta che avrebbe potuto chiarire quel punto, terrorizzata, non aveva saputo dire altro che non era pronta per una convivenza partenariale full time. Lui l’aveva guardata e aveva ripetuto quell’espressione a bassa voce, grattandosi il mento.

Sarebbe dovuta andare in Direzione. Doveva trovare una Direzione. Perché non c’era una Direzione? Una Direzione per quelle cose. Doveva trovare un modo per sganciarsi. Era stanca. Se addirittura la Direzione di quelle cose si fosse trovata al civico successivo della Direzione dove andava a sollecitare la rimozione dei colleghi difficili, nevrotici, oppositivi, ogni lunedì mattina, argomentando fissando negli occhi il direttore del personale, mentre fuori gli uccelli esotici nella voliera lanciavano grida acute. Erano i segnati, in Direzione li conoscevano tutti. Quando veniva a trovarla in ufficio, lui aveva avuto l’occasione di conoscerli. Gli aveva raccontato ogni più piccolo dettaglio di quelle persone disagiate che le rovinavano la vita. Lo aveva fatto per sfogo e per puntiglio, precisando bene i termini di certi comportamenti assolutamente patologici quando lui, che a volte si dimostrava così ingenuo, le aveva detto che non avrebbe mai potuto sospettare tutte le porcate che erano in grado di per minare un dirigente. La pazzia è un’insidia che marcia nascosta. Fare terra bruciata. In Direzione avrebbero protocollato la richiesta e delegato un commesso per andare a ritirare le poche cose che teneva a casa di lui. Era meschino? Ma si sentiva stanca. In fondo non c’era nulla di male nel constatare la pochezza di quello che ormai era diventata, una piccola burocrate dei sentimenti in prossimità del pensionamento. Allontanare le tensioni. Aveva scoperto che fare l’amore le allentava, ma portava anche altre angosce. Nel suo caso, poi, con tutti i problemi quotidiani che la tormentavano. Ogni tipo di tensione. Scivolare nell’acqua termale nelle pozze a pochi chilometri dalla casa che aveva preso in paese, e allungare i piedi verso il camino acceso Doveva ricordare di trovare qualcuno che lo accendesse. Avrebbe dovuto parlarne con il figlio. Certo adesso era un po’ tardi, no?

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