MATURE SEX KAMIKAZE – quarta parte

Angelika Kauffman, donna farfalla, dettaglio, Palazzo Revoltella, Trieste (foto Azzini)

Certo un uomo con quindici anni di meno e che la adorava anche fisicamente… Se Marina avesse incontrato un uomo del genere avrebbe risparmiato cinquemila euro per eliminare le borse sotto gli occhi, no? Se ogni donna sulla sessantina avesse incontrato un uomo che la copriva di attenzioni, che la desiderava, che apprezzava quella sensibilità così vivida e femminile, ecco che automaticamente la chirurgia estetica sarebbe scomparsa dalla faccia della terra. Quando le aveva raccontato quello che era accaduto Marina glielo aveva detto: non durerà. E lei le aveva chiesto perché no? Troppi anni di differenza, si annoierà. Ti annoierai, ti annoierai, prendimi da dietro stavolta e lui le aveva detto che voleva baciarla, magari la prossima volta. E invece… era lei che stava cercando di sganciarsi, se poi la ragione di quell’insicurezza dipendesse da lui o da lei certo aveva discriminato con cura le persone alle quali confidarlo e alle quali farlo conoscere. E se lo avesse fatto solo per farsi intestare qualcosa, per interesse? Le aveva detto che si sarebbe preso cura di lei. Fino a quel momento non aveva avuto alcun motivo per dubitarne, poteva essere assolutamente certa che avrebbe onorato ogni impegno che si sarebbe assunto, sorrideva nel sole. In strada il portellone di un camion frigorifero sbattè con violenza e poi si sentì il nitido scatto dei maniglioni. L’uomo che le dormiva accanto emise un soffio tra le labbra socchiuse. Sentì la sua mano che le cercava la curva dei fianchi, si apriva sul pieno e poi si stendeva allungandosi sotto la maglietta, col pollice che colmava il cavo dell’ombelico, ruotando delicatamente. Mentre il camion frigorifero partiva con un tonfo ed un cigolio – l’autista doveva aver parcheggiato con una ruota sul marciapiede – le sussurrò buongiono amore mio e lei gli strinse la mano piegando le dita tra le sue. A volte non gli credeva che potesse desiderarla in modo così assolutamente adolescenziale. Era anche a questo che pensava quando gli aveva chiesto di vedere qualche foto della madre. Ma era completamente diversa, forse era lei stessa a sperare di rassomigliarle. Divincolò la mano e salì strisciando sotto la maglietta stretta per riempirsela dei seni, stringendo i capezzoli tra le prime falangi di indice e medio.

– Vado un momento a fare pipì. Mi aspetti?
– Sì, sì.
Aveva sentito chiudere la porta del bagno e in quel momento sulla parete di fronte comparve una macchiolina di luce. Pensò che dovesse trattarsi del riflesso dei fari del fioraio su una cromatura, ma la macchiolina si allargava e lei cominciò a spaventarsi. Si drizzò sul letto, dal corridoio udì lo scrosciare dello scarico.

– Non temere ma gioisci, nulla è concluso, il tempo di generare per te non è consumato, perché questa mattina concepirai un figlio e lo darai alla luce.
Si sentì toccare il braccio e cacciò un urlo, stavolta molto più forte di quella mattina al casale sulla collina.

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