DEI SEGNI – parte zero: UN’OPERA DI BARTHES MA COL SEGNALIBRO DI GADDA

IL SEGNO

Il terrore di smarrirsi nella parola progredisce con l’età anagrafica e contemporaneamente regredisce con la società. Mentre un uomo di buona volontà cerca di districare una litote, ecco che l’analfabetismo funzionale sta assassinando qualcuno con un conguaglio o un congiuntivo. Io mi fermo di fronte alla parola e mi chiedo cosa significa e soprattutto quale fede in essa io debba riporre perché comunichi esattamente il suo significato. È come chiedersi se lei si chiama veramente Amalia come l’ho chiamata fino a poco fa, se sette per nove fa effettivamente sessantatre, se Pearl Harbour era il 5 o il 7. Questa straziante quanto umiliante possibilità dell’ambiguo parte dalla scrittura, come se la produzione manuale di ogni lettera, nelle sue minime variazioni, non potesse essere accettata da un lettore ottico, con tutta probabilità il lettore ottico di Dio. Come posso esser certo che questa אמת tracciata dalla mia penna verrà veramente letta come אמת, che varrà come אמת nei secoli dei secoli?

UN’OPERA DI BARTHES

Il segno esotico diventa l’oggetto della rapacità dell’intellettuale. Barthes non ne rimane fuori, tanto da fare della sua indifferenza un’affermazione di principio (1). Più che all’Estremo Oriente avevo affidato la mia speranza all’Islam prima che questo costringesse a dare qualche ritocchino al sistema della security aeroportuale. Interprete sulla mia carne – vera – del flusso, del flow, mi ero avvicinato al tao prima che questo, inaspettatamente, mi respingesse con delle insospettabili gerarchie. Il buddismo, quello l’ho conosciuto solo tramite degli occidentali lasciati malamente. Dunque l’universo giapponese tenderebbe alla riduzione, mentre quello occidentale al paradiso del signor Dauphin (Doisneau, 1952).

Tra le pagine, utilizzato come segnalibro, un biglietto dello spettacolo Gadda e il teatro: un atto sacrale di conoscenza, di e con Fabrizio Gifuni, rappresentato al Teatro Vascello di Roma nel gennaio 2014 (è riportato il 16/12/2013 ma mi sembra che per qualche ragione fosse stato rimandato a data successiva). Come Berto – v. alla voce PSICANALISI – al quale è molto legato per aver dato il titolo all’opera più celebre, Gadda viene strumentalizzato in una ben definita fase politica della storia nazionale, quando del Cavaliere sembrava impossibile sbarazzarsene. Il conservatore – se non reazionario – e misogino e iscritto al Fascio romano (2) Gadda serviva all’opposizione progressista – in platea quella sera, tra Rodotà e Vendola spiccava Concita de Gregorio, direttrice dell’Unità – come strumento antigovernativo in nome dell’equazione Berlusconi – Mussolini, del quale, dopo appeso, Eros e Priapo aveva narrato il disturbo narcissico.

(1) Roland Barthes, L’impero dei segni, p. 5, Einaudi, Torino 1984)

(2) Vedi Paola Italia, Gadda e Roma prima del <<Pasticciaccio>> in I quaderni dell’Ingegnere, 4/2013 nuova serie, p. 218, Fondazione Pietro Bembo/Ugo Guanda, Milano 2013.

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