PROGRESSI DELL’AUTOMOBILE IN ITALIA E VIVERE SENZA

Per il terzo anniversario dell’abbandono dell’automobile privata l’autore ha realizzato un complesso affresco del suo rapporto con la mobilità. Altri articoli relativi alla faccenda e sull’uso dello skate come mezzo di trasporto si trovano qui

https://ruotenelvento.wordpress.com/2017/11/21/un-anno-senza-auto-longboarding-the-last-mile/

https://ruotenelventonetwork.wordpress.com/2016/12/13/vivere-senza-auto-seconda-parte-skate-bus-e-rent-a-car/

https://ruotenelventonetwork.wordpress.com/2016/12/11/vivere-senza-auto-prima-parte-la-fine-di-unamore-quasi/

 

LEGENDA

Uno storico dell’automobilismo e dell’aeronautica (1) [già inviato di Autosprint, Rallysprint, collaboratore di Volare e di Ali Antiche, capitano della squadra italiana di carro a vela (SIC!), autore di monumentale storia delle quattro ruote da corsa durante il fascismo] rotolando su superbe Moronga (2) sorpassa un mezzo pubblico romano (3) in tutta la sua nostalgica aranciosità. Il veicolo è portatore di informazioni promozionali sulla straordinaria offerta culturale della Capitale – nonché Centro della Cristianità, in questa opera però elemento omesso – in particolare PUSHING MONGO IN THE HISTORY OF CIVILIZATION al Palazzo delle Esposizioni, interi 12 euro, ridotti 10, mongos gratuiti. Lo storico è inseguito dal passato, in forma di vettura o vetturetta da Gran Premio (4) circa 1930; lo storico tuttavia, è bene precisare, non rinnega affatto tale passato, perché la cazzata è stare per ore paraurti contro paraurti mica bruciare metanolo sul quarto di miglio.

Lo sfondo dell’opera è in due sezioni: parte di destra e parte di sinistra. La parte di sinistra rappresenta l’ottimismo degli anni Sessanta. Alla base un manifesto del Partito Socialista Democratico Italiano (5, Saragat, il rispettabile Mario Tanassi poi coi suoi Lockheed C-130, sul 5% da solo, sul 15% col PSI) che per una singolare coincidenza sembra trovarsi sulla direttrice del rider ma quello simbolico:  infatti, al di là della posa punk-anarchia-droghe leggere, una volta raggiunti i venticinque anni anch’egli si dimostra in genere un conformista moderato, e tendente al compromesso, quando non reazionario; poche eccezioni si avvicinano a posizioni che qualcuno potrebbe definire di tradizione radicale. Roma si ripropone in un pino (6, Respighi, ma occhio a quelli nati dalla zolla e non dal pinolo).

Non divaghiamo. Insomma, su questo metaforico o metafisico colle comincia ad inerpicarsi una Fiat 600 (7), l’utilitaria che “ha motorizzato l’italiano”. Nel girone superiore una 1100 H Familiare (8), (o più allegramente Giardinetta: la vettura appare sovraccarica sia perché chi sceglieva una familiare in genere la riempiva sia perché una familiare disponeva di un volume utile che era utile, no come oggi che su una station wagon non entra nemmeno una cassa di birra). Infine una Alfa Romeo Giulietta Sprint (9), un traguardo per l’uomo di successo che magari a taluni non è mai interessato essere.

A sottolineare l’ottimismo, puttini (10) a la Sassoferrato (Giovan Battista Salvi, detto il) sostengono la formula chimica del moplen – la democratizzazione della plastica usa e getta – ma si sarebbero potuti accoccolare sul trattore che sradicava gli ulivi per far posto alla Ilva di Taranto (1965) oppure fare la scivolarella cor culo che nun c’hanno perché sò dù alucce corte corte sotto la ciccia de la magnagorgia sulle onduline di eternit: queste erano le cose del progresso che sembravano potessero render felice l’umanità.

La sezione di destra invece rappresenta la tetra contemporaneità. Si tratta geomorfologicamente dello stesso colle, ma chi ci dice che la Balduina non smotti piano piano (11 e 11 bis) perché il peso della automobili parcheggiate è raddoppiato nell’arco di trent’anni? (scherzo, eh). Qui, con enfasi catastrofista, anche il livello del mare sarebbe in aumento (12) a causa dello scioglimento dei ghiacciai. Le automobili sono in una coda senza scampo (13), ma lo spirito fazioso con il quale esse sono rappresentate, tutte uguali e tutte tristemente nere, non tragga in inganno. L’autore non ritiene infatti che si attraversi un periodo particolarmente miserabile, piuttosto che l’estetica è QUELLA CHE DEVE ESSERE: eccezionali furono gli anni Cinquanta e Sessanta, gli ultimi dei telai buoni per le fuoriserie dei carrozzieri. Nel mucchio, una Lamborghini Aventador (14, CV 700) è in coda allo stessa maniera di una Tata o di una DR.

Informazioni su ruotenelvento

Writing about all the things moving-running-sliding-sailing-flying-better-without-a-sound
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