LA MANSUETISSIMA CAGNA

LA MANSUETISSIMA CAGNA è una serie di opere nata da un confronto con l’artista Silvia Mattioli sul dipinto ad olio su tela – uno dei primi usi di questo supporto – San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, circa 1460. La tradizione è quella di Jacopo da Varazze, mansuetissima canis. La serie appartiene al tema psicanalitico inaugurato dal ciclo sul senso di colpa (Madre, Glutammato, Sesso) nel 2017. In questo caso al centro sono paure comuni. La stratificazione offre il pretesto di proporre più livelli narrativi. La storia prevede una Principessa e il vuoto devoto ad ospitare il suo avversario di circostanza sovrapposta, spillata come una pagina sulla sintesi di quell’avversario, tuttavia elementi possono affiancare lo stesso piano della Principessa, come per esempio Pol Pot, oppure emergere ancora più vicini all’osservatore e forse a dio.

MANSUETISSIMA CAGNA n. 1

La Principessa non ha alcun bisogno di San Giorgio. Il drago è un contenitore vuoto, da riempire con tutto ciò che la Principessa cerca di addomesticare nella sua vita quotidiana. Il principio sono i numeri, il calcolo, la regola. La Principessa riuscirà nel suo intento, nonostante sia stata educata a manipolare un’immagine, mentre qui l’avversario è un calligrafismo. In evidenza, sulla spina dorsale, l’ora che appare sul display della sua sveglia; sul corpo e sull’ala destra formule della coppia di forze, simbolo della relazione amorosa e del suo vizio d’esistere, in particolare su quell’elemento in contrasto tra la tensione e l’inerzia; sull’ala sinistra infine alcune date fondamentali per la storia della civiltà eurocentrica.

 

MANSUETISSIMA CAGNA n. 2

La Principessa affronta in questa occasione la malattia. Minacciata dalla bohème, brodo di coltura dell’arte e del tubercolo, grazie all’abbraccio degli alberi riuscirà a mantenere la sanità. Lastre di studenti di diverse facoltà durante il fascismo.

MANSUETISSIMA CAGNA n. 3

Assistita dal sorridente nume tutelare Pol Pot, la cui radicale visione sull’argomento intervenne in modo brutale proibendo calendari e orologi (il possesso era punito con la pena capitale), la Principessa sconfigge il tempo, l’invecchiare e la desquamazione.

MANSUETISSIMA CAGNA n. 4

La forma contenitore del drago avrebbe potuto essere confusa, sostituita, sfumata, invece viene obliterata in maniera rozza, brutale. Alla bestia originale se ne sostituisce un’altra, la chimera, inseguita in più occasioni nelle stesse dichiarazioni della Principessa ai media: tale ricerca ha comportato per sua stessa ammissione errori sostanziali, ma non irrecuperabili.

 

MANSUETISSIMA CAGNA n. 5

L’ultima mansuetissima cagna della serie fornisce un quadro irrisolto. Con la sua definita personalità la Principessa ha addomesticato l’universo della moda e dell’ornato, ma ad un livello più politico diventa dinamica e reagisce strattonando una società danese con buona reputazione che produce nella Repubblica Popolare Cinese come qualsiasi altra società con cattiva reputazione.

Oltre al ciclo di immagini sul senso di colpa e quello sulla mansuetissima cagna Enrico Azzini si è occupato di psicanalisi con LA PISTOLA SOTTO IL CUSCINO, DEI SEGNI – PROGETTAZIONE DELLE ARMI E PSICANALISI e DEI SEGNI – IL TANGRAM POLITICO A TAGLIO TERMICO

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