VIVERE SENZA AUTO prima parte: QUASI LA FINE DI UN’AMORE

Ici même les automobile ont l’air d’être ancienne

(G. Apollinaire, Zone, 1913)

Per quale ragione dovrei ancora possedere un’automobile?

L’automobile ha rappresentato una parte fondamentale di una vita privata e professionale. Giovane maschio italiano medio, lettore di riviste specializzate e sognatore, frequentatore di rassegne motoristiche, guidatore di auto dal carattere ben definito (i primi stipendi da cinematografaro? Spitfire MkIV!) e, a ventitre anni e per tutti gli anni Novanta, corrispondente e inviato per quelle stesse riviste specializzate che erano state lette nel decennio precedente.

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ruotenelvento, inviato di Autosprint e Rallysprint, al parco chiuso del Rally di Ceccano sollecita Renato Travaglia – pilota ufficiale Peugeot e protagonista dalla metà degli anni Novanta della scena rallystica nazionale – a ricordare in quale p.s. era successo qualcosa di evidentemente importante (foto Marcello Angiolella)

Poi, all’improvviso, l’abbandono. Il significante che si è consumato, rendendo scettico sull’ostinazione all’uso della parola per descrivere. Il successo era la sintesi che prelude allo slogan e il pezzo più gratificante riguardava come si prepara un cambio per una gara in salita, tutto in 35 righe standard. Uno scetticismo ancora maggiore caratterizzava l’atteggiamento nei confronti della Produzione. Minoranze Etniche 2600 (2000) rappresentava l’apertura di un discorso di forte critica nei confronti del dettaglio e dei media che si occupano di Automobile. Il caso dei diesel VW mostra che anche la fiducia nei numeri crudi è sempre mal riposta, come mal riposta è la fede di tenere una tonnellata e mezza per strada per utilizzarla in media due ore ogni due settimane.

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Alla rievocazione del Circuito dell’Agro Pontino, a Latina, ruotenelvento passeggia tra le auto descritte nel suo BOLIDI ROSSI E CAMICIE NERE, un testo ancora unico per conoscere la storia dell’automobilismo in Italia durante il Fascismo.

Dal punto di vista ideologico il fordismo ha rappresentato la banalizzazione dell’automobile. Non per aver organizzato la produzione di massa, ma per averne ABBASSATO IL COSTO. Stabilisci un obiettivo: per esempio, fare una telefonata. Il primo telefono mobile lo paghi un paio di milioni di lire. Venti anni dopo, se devi SOLO fare una telefonata, con un apparecchio portatile puoi acquistarlo con quanto? 19 euro e 90? Ford portò il prezzo medio della T dagli oltre 800 del 1908 ai 360 del ’27, quando la vettura uscì di produzione. In sintesi, ci pensò l’introduzione del model year – ogni anno ti cambio la cornice del radiatore che ti farà venire dei sensi di colpa se rimani indietro – a mutare le cose e a farne un oggetto di status. Poi luci ed ombre tra gli effetti collaterali nelle scienze umane, tra i positivi un inarrestabile strumento di emancipazione degli Afro-Americani, tra i peggiori un inarrestabile abbrutimento pendolare.

Sorvolo sull’horror vacui che ha preso per mano il design, complice il bastone delle sinergie. Tra le grandi sorprese dei tempi moderni: che sull’IFE della Delta si poteva ascoltare Pete Seeger e che la Renault Twingo – che oggi condivide il pianale con la Smart Forfour – era diventata a trazione posteriore. Negli anni Ottanta, concentrati esclusivamente sul cx, un cofano con la parte centrale più bassa sarebbe stato stigmatizzato solo perché spioveva dalla parte sbagliata, ostacolando il più favorevole dei flussi.

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Da qualche parte in Arizona (Seligman?) due delle vetture – la razionalità della VW e la “pericolosità a qualsiasi velocità” della Chevy Corvair – che incrinarono la monoliticità dell’automobilismo USA. E’ questo il trip che ancora affascina dell’automobile.

Come prima la Stampa e poi l’Informazione, l’Automobile come mezzo di trasporto privato è morta. Molti elementi di quel piacere novecentescamente primordiale e istintivo sono scomparsi e io non riesco a tenerli in vita attaccandogli un tubo: nel design e nell’abbandono della funzione che seduce la forma, nell’utilizzo, nel desiderio di appartenere ad una mitologia. Ma la narrazione intorno all’oggetto no, ovviamente, la sua rappresentazione, da Ballard a Didion, da Cassady a King.  E l’automobile come gioco, come mezzo non utilitario, come gioia pura, rimane ancora nei miei obiettivi, con l’ambizione di poter schierare una Nitro Fuel Altered sulla strip di Famoso.

Famoso non lo sapeva nemmeno la benzinaia a Bakersfield. Va cercato nei dintorni, dove si alternano coltivazioni intensive di alberi da frutta e pozzi di petrolio. Nel 1959 riunì l’est all’ovest e l’atmosfera piuttosto rilassata le diede il titolo di Woodstock delle gare d’accelerazione.

Sempre su https://ruotenelventonetwork.wordpress.com/ le alternative  VIVERE SENZA AUTO seconda parte: SKATE, BUS E RENT A CAR

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